Dicono che è normale


 

Dicono che è normale

questo essere come sono

questo saltare in piedi al mattino

come per un terremoto

una visione che scivola veleno

dai margini

e la gatta che mi osserva.

 

Dicono che è normale

senza trapiantare più semi

guardare il vecchio oste in bottiglia

che pulisce un banco fumoso

di secoli fa

sentire musica attraverso i vetri

e pensare alla tua morte

come all’evento del millennio

il bug universale

l’inganno degli onesti che ci credevano ancora.

 

Apparecchiare ogni giornata è fatica santa

impedirsi la pubblicità quasi un dovere

per rinnovare il dolore negli avanzi

tra pagine di libri scoperchiati

che resistono

nell’augurio detto senza crederci

nell’inverno delle parole dispettose

che mi fanno girotondo

e non mi lasciano andare.

 

Dicono che è normale, evidente, naturale

averle come sorelline che parlano la stanza

adesso che tu non ci sei più.

 

Dicono che siamo tutti malati

in overdose di qualcosa e in assoluta mancanza.

Mi mancano le braccia, infatti, e non nuoto

mi mancano gli occhi

e non guardo più da lontano

vivo nel mio esilio ignoto al mondo

che fluisce per strada

sto sulla terrazza e mi rinchiudo

nell’affaccio verde azzurro di quella casa

sul mare.

 

Dicono che è normale

che ogni marmellata ha perduto il suo profumo di gelso

che la campagna è rovinata

che il mal di mare è peggio del mal d’amore

che tutti siamo soli sulla terra.

Dicono.

Che tutto brucia e poi si spegne

che tutto sale e poi discende

che l’acqua è un germe per ogni cosa e per noi

che non sappiamo eppure parliamo

che non voliamo eppure abbiamo ali nascoste

sotto la giacca

e sverniamo come orsi dentro sale da ballo

senza prendere nemmeno un tè con l’amico.

 

Io ci ho provato a uscire dal mio garage in affitto

a piedi rovistare strade morte nel sonno

con i miei occhiali svitati

ma mi dicono che è normale non sapere più dove andare

quando la luna è una falce imperiosa che ti sega il cammino

in dita di sangue notturno appeso ai rami

dell’albero altissimo, che piange.

 

Dicono che in fondo a un mare antico esista il rimedio

ed è il Silenzio del Tempo.

Le mani si fanno polpa

i capelli una pioggia di alghe

e le gambe squama lunga, perpetua.

E, forse, laggiù cantano ancora note non sverginate

balene sontuose.

 

Dicono che è normale

questa fretta al rovescio

l’idioma trascinato

notti copiose a valanga sul mio letto-nave

che imbarca tutta l’acqua degli oceani.

Il mio paese è soltanto un barlume

sull’estensione delle terre

e l’estensione un microsolco

tra dischi volanti

e tutto il cielo non sarà che un ammasso di nuvole

spostato da venti misteriosi.

 

Dicono che è normale, quindi,

sentirsi memoria leggera assorbita da una spugna gigante

un’odiosa verità senza tribunali

una paura lieve che non sa planare sopra le favole

un colore schizzato via da un pennello imperturbabile

un cerchio ottuso che non chiude la cerniera

una pozione bruciata sul Bunsen

l’amarezza di un dolce offeso

il gesto di un bambino che tintinna e riluce

più di qualunque altra luminaria

l’ansia di spalle della Guerra maiuscola d’abominio

i numeri intontiti sui giornali – carta straccia da nutrire

il camino –

neve che ulula alle porte.

 

Perciò, dato che è normale, io ci verrei

a chiamarti, a sera, sotto quel cespuglio di rose

che protegge il tuo balcone

 

io ci verrei, comunque.

 

Ma alla mia età non vorrai certo prendere sul serio

ciò che, leggero, io chiamo, amore.

 

 

Iole 15 febbraio 2012 

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12 risposte a Dicono che è normale

  1. massimobotturi ha detto:

    no, non è normale
    non è normale che tanta grazia vada perduta, che tanta bontà d’animo, energia, vitalità
    vadano perdute

  2. cristina bove ha detto:

    dicono che è normale tanta bellezzitudine nei poeti…
    lo è.

  3. ioletroccoli ha detto:

    Grazie di cuore, Massimo e Cristina.
    E grazie alle parole, salvezza, a volte, e condivisione di passioni e sentimenti con anime belle come le vostre, sempre.

  4. api ha detto:

    ti ho letta d’un fiato. ora quel fiato mi manca. dev’essere volato da te…bella Iole.

  5. ioletroccoli ha detto:

    Grazie Api, felice della tua lettura.

  6. lino ha detto:

    molto piaciuta la prima metà e la fine
    le parti caricate dallla seconda metà, meno

    strepitosa questa frase
    sverniamo come orsi dentro sale da ballo

  7. ioletroccoli ha detto:

    Grazie Lino della lettura e del commento.
    L’urgenza di dire a volte è un fiume in piena e io lascio andare tutto così com’è, ma si può fare sempre meglio.

  8. mitedora ha detto:

    Il tuo dire in poesia è un fiume che pullula di una grazia forte e amara che nella consapevolezza di una trita normalità, afferma la luce, la forza del contrario. Il RIMEDIO è la condivisione di questi versi, dove, chi legge si specchia e prova a togliersi le squame, a uscire dalla banalità del cerchio ottuso. E, siamo tutti sotto quel cespuglio di rose.

  9. ioletroccoli ha detto:

    Benvenuta mitedora e grazie infinite delle tue bellissime parole. Fa davvero piacere quando si riesce a condividere un comune sentire.
    Iole

  10. ioviracconto ha detto:

    Eh, sì, Cristina Bove è un passpartout che schiude finistre su mondi poetici inattesi e bellissimi, come questo tuo.
    Mi sono commosso. E non ho altre parole….

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